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Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Nel 2021 sono 103 le vittime di femminicidio, costituendo così il 40% di tutti gli omicidi. Quando si dice femminicidio non si fa riferimento al genere della vittima, ma al movente: che un movente copra il 40% di tutti i casi di omicidio lo rende un fenomeno sociale a tutti gli effetti.

Ma la disgrazia di una vittima di femminicidio non si esaurisce con la morte, perché dopo c’è la litania dei titoli di giornali in cui il soggetto è il suo carnefice, dipinto come “gigante buono”, o brav’uomo in preda a un raptus di gelosia, ci sono gli innumerevoli articoli e servizi in cui si analizza la vita della vittima per capire come ha potuto “esasperare” a tal punto il compagno/vicino di casa/ex fidanzato/marito/fratello/padre/zio.

Non c’è legame di parentela o di affetto che tenga se una donna viene oggettificata e considerata alla stregua di un qualunque oggetto in proprio possesso. La causa di tutti i femminicidi non risiede nel comportamento della vittima, che sui giornali perde il diritto al cognome insieme a quello alla privacy, ma nell’educazione del carnefice, che è tristemente simile a quella di chiunque di noi.

Viviamo immersi in una cultura sessista, che ogni giorno, ogni minuto ci ricorda come il ruolo delle donne sia di essere guardate, apprezzate, possedute (tutti verbi in forma passiva non a caso), e che l’unico soggetto attivo della società è maschio. Combattere questa cultura richiede un lavoro estremamente pesante di decostruzione accurata di tutti gli stereotipi su cui abbiamo fondato la nostra cultura, e non basta uno o due giorni l’anno.

Se non ci impegniamo attivamente, nella nostra vita quotidiana, per riconoscere e rinnegare tutte le parole violente che usiamo per parlare delle donne, per ascoltare una donna vittima di molestie senza minimizzare, per spiegare ai nostri (e non) figli il valore del consenso, allora quelle 103 vittime non faranno che aumentare, e la responsabilità sarà un po’ di ognuno di noi.

Anche se voi vi credete assolti
Siete lo stesso coinvolti

Grazie a Beatrice Marola, autrice di questo post.

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