Editoriale

Quando diremo stop al consumo di suolo?

Passano gli anni, i cambiamenti climatici sono oramai all’ordine del giorno: temporali, nubifragi, incendi, allagamenti che devastano l’Italia e tutto il mondo.
Riprendendo le parole di un articolo di Michele Munafò, la sottrazione di suolo da parte delle aree urbane e delle infrastrutture è, quasi sempre, irreversibile e provoca l’impermeabilizzazione del suolo: contribuisce all’inquinamento di origine diffusa delle acque, limitando la capacità dei suoli di filtrare le acque e di regimare i flussi delle precipitazioni, con conseguente aumento dei fenomeni di dissesto idrogeologico e dell’erosione e la riduzione del potenziale di ricarica delle acque sotterranee e di qualità dell’acqua.
Il consumo di suolo da parte delle città consuma soprattutto la terra agricola, ma riduce anche lo spazio per gli habitat e gli ecosistemi che forniscono servizi ecosistemici importanti, come la regolazione idrica e la protezione contro le inondazioni, soprattutto se il suolo è reso completamente impermeabile.
Le conseguenze degli stili di vita urbana, quali l’inquinamento atmosferico, il rumore, le emissioni di gas a effetto serra e gli impatti sui servizi ecosistemici si fanno sentire comunque sia nelle aree urbane sia in quelle remote e rurali.
Ricordiamoci che a Vinovo la qualità dell’aria nei mesi invernali non è così migliore rispetto a quella di Torino.
Potrei andare avanti per tante altre righe e spiegare quanto il consumo di suolo possa avere degli effetti devastanti, tuttavia Vinovo in questi 20 anni ha cambiato completamente aspetto, soprattutto nelle periferie, questo ha aumentato il numero di abitanti, con vecchi piani regolatori poco improntati alla sostenibilità ambientale.
L’attuale amministrazione in carica, ha, nel suo programma elettorale questo punto, che cito: “Redigere il nuovo piano regolatore con la finalità di evitare la compromissione di aree verdi, limitando la crescita ad aree urbanisticamente già compromesse“.
Sono sicuro che queste non siano solo parole messe là tanto per, ma a questo devono seguire politiche ambientali serie, come, per esempio, limitare al massimo il consumo di nuove aree verdi per edifici residenziali e capire dove rigenerare aree dismesse, argomento che questa amministrazione sta già affrontando.
C’è da chiedersi, tuttavia, quanti appartamenti e case a Vinovo siano in questo momento non abitate, di quale sia la domanda, prima di continuare a far costruire nuove abitazioni, solo perché generano oneri e quindi soldi per il comune.
Occorre, secondo me, essere chiari con il mondo edile: si può realizzare nuove costruzioni, ma rispettando determinati parametri, e, soprattutto, cercando di uscire dalla logica del “più costruisco, più guadagno“, perché questo non è più sostenibile dal punto di vista ambientale.
Detto questo, non c’è più tempo per rimandare ad un domani (poi quale domani?), non c’è più tempo per continuare a consumare aree verdi senza se e senza ma: se la pandemia ci ha insegnato qualcosa è che dobbiamo cambiare rotta, perché anche nel nostro piccolo possiamo realizzare qualcosa di innovativo e sostenibile, ma rompendo gli schemi della politica da paesino e mirando a progetti nuovi, sostenibili e innovativi.

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